
Sostegno scolastico, l’Europa bacchetta l’Italia: «Precarietà diffusa e diritti degli alunni a rischio»
Troppi insegnanti di sostegno lavorano con contratti instabili e senza una preparazione specifica adeguata. È questa, in sintesi, la critica mossa all’Italia dal Consiglio d’Europa, che ha riconosciuto come la situazione attuale incida non solo sui diritti dei docenti, ma anche su quelli degli alunni con disabilità.
Secondo quanto rilevato, circa il 30% degli insegnanti di sostegno è privo di una formazione specialistica e una quota molto elevata opera con contratti a tempo determinato, una condizione che compromette la continuità didattica e la qualità dell’inclusione scolastica. Non a caso, si registrano anche dati emblematici sul reclutamento: a fronte di 2.036 posti messi a concorso, i candidati risultati idonei sono stati appena 217.
La vicenda nasce dal ricorso presentato nel 2021 dall’Anief, sul quale si è espresso all’unanimità il Comitato europeo dei diritti sociali. Nella decisione si afferma che l’Italia non garantisce pienamente il diritto degli insegnanti di sostegno “a guadagnarsi da vivere con un lavoro liberamente scelto”, a causa dell’abuso di precarietà e della carenza di percorsi formativi adeguati.
Negli ultimi anni, è vero, i posti disponibili e il numero di docenti assunti sono aumentati. Tuttavia, secondo l’organismo europeo, gli interventi non sono ancora sufficienti a coprire un fabbisogno che continua a crescere, soprattutto in relazione all’aumento degli studenti con disabilità. Il risultato è una doppia criticità: da un lato la tutela dei lavoratori, dall’altro il pieno diritto degli alunni a un’istruzione realmente inclusiva.
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