
Organici docenti 2026/2027: in arrivo il decreto. Campania tra le regioni più penalizzate sul potenziamento
È in arrivo il decreto interministeriale sugli organici del personale docente per l’anno scolastico 2026/2027. Il provvedimento, firmato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, definirà la distribuzione dei posti comuni, dei posti di potenziamento e dei posti di sostegno nelle scuole italiane.
A darne anticipazione è Italia Oggi, che riporta i principali dati contenuti nel provvedimento. Il quadro che emerge è quello di una sostanziale stabilità dei posti comuni, ma con una riduzione significativa dei posti di potenziamento, elemento che potrebbe avere conseguenze importanti sull’organizzazione didattica delle scuole e sulla possibilità di ampliare l’offerta formativa.
Posti comuni: organico nazionale stabile
A livello nazionale, il totale generale dei posti comuni rimane fermo a 614.572 unità. Si tratta quindi di una dotazione sostanzialmente stabile rispetto al precedente anno scolastico.
Il dato, però, va letto insieme alla distribuzione territoriale e alla ripartizione per ordine e grado di scuola, perché il peso degli organici non è uniforme tra le diverse regioni. Alcuni territori continuano infatti ad avere numeri molto elevati, legati alla densità demografica, alla popolazione scolastica e alla quantità di istituzioni scolastiche presenti.
Potenziamento: taglio di 1.407 posti
Il dato più rilevante riguarda invece i posti di potenziamento, che passano da 50.202 a 48.795. La riduzione complessiva è quindi pari a 1.407 posti.
Si tratta di un elemento particolarmente delicato, perché l’organico di potenziamento rappresenta una risorsa importante per le scuole. Questi posti, infatti, possono essere utilizzati per rafforzare l’offerta formativa, sostenere attività progettuali, recupero, inclusione, ampliamento delle discipline, sostituzioni brevi e interventi didattici mirati.
La riduzione del potenziamento rischia quindi di comprimere gli spazi di flessibilità delle istituzioni scolastiche, soprattutto in quei territori dove le scuole hanno già difficoltà organizzative legate al numero degli alunni, alla dispersione scolastica o alla complessità sociale.
Campania la più penalizzata sul potenziamento
Tra le regioni maggiormente colpite spicca la Campania, che registra la perdita più pesante in termini assoluti sui posti di potenziamento.
La regione perde infatti 201 cattedre di potenziamento, superando anche la Lombardia, che pure ha un organico complessivo più ampio e perde 183 posti.
Questo dato assume un peso particolare perché la Campania è una delle regioni con il maggior numero di studenti e di istituzioni scolastiche. Inoltre, in molte aree del territorio campano, il potenziamento rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare dispersione scolastica, fragilità educative e difficoltà di apprendimento.
La riduzione di 201 posti potrebbe quindi incidere non solo sull’organizzazione interna delle scuole, ma anche sulla qualità e quantità degli interventi aggiuntivi che gli istituti riescono a mettere in campo.
La distribuzione regionale dei posti comuni
Dall’analisi dei contingenti regionali emerge una graduatoria piuttosto netta.
Al primo posto si conferma la Lombardia, con 91.894 posti comuni. La regione resta quindi il territorio con il maggior numero di cattedre, confermandosi il principale polo scolastico nazionale per volume di classi e personale docente impiegato.
Al secondo posto si colloca la Campania, con 72.088 posti comuni. Il dato conferma il peso rilevante della regione nel sistema scolastico italiano e la sua centralità nel Mezzogiorno.
Segue la Sicilia, con 58.334 posti comuni, mentre il Lazio si posiziona subito dopo con 56.995 cattedre. Si tratta di due regioni con numeri molto vicini, che confermano la forte concentrazione di personale docente nelle aree più popolose del Paese.
A chiudere la top five troviamo il Veneto, con 46.597 posti comuni. Poco distante si collocano la Puglia, con 45.333 posti, e il Piemonte, con 42.918 posti comuni.
Sul versante opposto, i numeri calano drasticamente nei territori a minore densità demografica. Il Molise si conferma la regione con l’organico più ridotto d’Italia, con appena 3.393 posti comuni complessivi. Poco sopra troviamo la Basilicata, che si ferma a 7.298 posti.
Questa distribuzione evidenzia ancora una volta il forte divario numerico tra le grandi regioni scolastiche e quelle più piccole, dove la popolazione studentesca è molto inferiore.
Ripartizione per gradi scolastici
Un altro dato importante riguarda la suddivisione dei posti comuni tra i diversi ordini e gradi di scuola.
La quota più consistente è destinata alla scuola secondaria di secondo grado, che ottiene 218.496 cattedre, pari al 35,5% del totale nazionale.
Il primato delle scuole superiori è legato alla complessità dei quadri orari, alla presenza di numerose discipline, alla frammentazione delle classi di concorso e alla maggiore articolazione degli indirizzi di studio, soprattutto negli istituti tecnici, professionali e nei licei.
Segue la scuola primaria, che assorbe 188.555 posti, pari al 30,7% del totale. In questo dato sono compresi anche i posti destinati all’educazione motoria, introdotta progressivamente nella scuola primaria.
Alla scuola secondaria di primo grado vengono assegnate 133.085 cattedre, pari al 21,7% del totale nazionale.
Chiude la ripartizione la scuola dell’infanzia, con 74.436 posti comuni, corrispondenti al 12,1%.
Il quadro complessivo conferma che oltre la metà delle risorse nazionali è concentrata nella scuola secondaria, sia di primo sia di secondo grado, dove l’organizzazione didattica richiede un numero più elevato di docenti per effetto della presenza di più discipline e classi di concorso.
Sostegno: aumento minimo dei posti in organico di diritto
Per quanto riguarda il sostegno, il contingente nazionale dell’organico di diritto passa dai 128.036 posti dell’anno scolastico 2025/2026 a 128.170 posti per il 2026/2027.
L’incremento è quindi molto contenuto: appena 134 posti in più a livello nazionale.
Si tratta di un aumento quasi impercettibile, soprattutto se rapportato alle esigenze concrete delle scuole e al numero crescente di alunni con disabilità certificata. Il tema del sostegno resta infatti uno dei nodi più delicati del sistema scolastico italiano, anche per la forte presenza di posti in deroga e per la difficoltà di garantire continuità didattica agli studenti.
La quota maggiore di posti di sostegno è destinata alla scuola primaria, che conta 47.403 posti.
Segue la scuola secondaria di secondo grado, con 36.271 posti, mentre alla scuola secondaria di primo grado sono assegnati 34.751 posti.
La scuola dell’infanzia chiude la ripartizione con 9.745 posti di sostegno.
Anche in questo caso emerge il peso significativo della scuola primaria, dove il fabbisogno di docenti di sostegno continua a essere particolarmente elevato.
Riforma degli istituti tecnici: novità per le classi prime
Un capitolo di particolare rilievo riguarda la scuola secondaria di secondo grado e, in particolare, la riforma degli istituti tecnici.
In attuazione del decreto-legge 144/2022, viene introdotto un tetto massimo nazionale di 125.475 classi complessive.
Con l’anno scolastico 2026/2027 prende inoltre avvio la riforma ordinamentale delle classi prime degli istituti tecnici, disciplinata dal decreto ministeriale 29/2026.
Si tratta di un passaggio importante, perché la riforma modifica i quadri orari e l’organizzazione dei percorsi tecnici, con ricadute dirette anche sulla composizione delle cattedre e sulla titolarità dei docenti.
Per accompagnare questa fase di transizione, il Ministero ha previsto una clausola di salvaguardia a tutela del personale docente.
Nei casi in cui la variazione dei quadri orari non consenta la formazione immediata di cattedre complete da 18 ore settimanali, gli Uffici scolastici potranno costituire cattedre interne anche con un minimo di 15 ore settimanali.
Le ore residue non saranno eliminate, ma potranno essere reinvestite dalle singole istituzioni scolastiche per attività di potenziamento, arricchimento dell’offerta formativa e interventi didattici aggiuntivi.
La misura viene presentata come una soluzione pragmatica per gestire il passaggio al nuovo ordinamento, evitando effetti troppo pesanti sulla titolarità dei docenti coinvolti dalla riforma.
Organici ATA: previsto un nuovo taglio
Il tema degli organici non riguarda soltanto i docenti. Anche per il personale ATA si registrano novità rilevanti.
Lo scorso 15 maggio si è svolto presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito l’incontro di informativa ai sindacati sull’organico ATA per l’anno scolastico 2026/2027.
Secondo quanto riportato da Cisl Scuola, in applicazione della legge di bilancio 2025 e del conseguente decreto interministeriale 211 del novembre 2025, la dotazione organica viene ridotta di 2.174 posti sul profilo dei collaboratori scolastici.
La riduzione è indicata nella tabella D allegata al decreto.
Il taglio dei collaboratori scolastici è un dato particolarmente sensibile, perché questo profilo professionale svolge funzioni essenziali per il funzionamento quotidiano delle scuole: sorveglianza, apertura e chiusura dei locali, assistenza agli alunni, supporto organizzativo e collaborazione con il personale docente e amministrativo.
Accanto alla riduzione dei 2.174 posti, il Ministero tiene conto anche di una redistribuzione della dotazione degli assistenti amministrativi, calcolata sulla base dell’andamento del numero degli alunni.
Il calo demografico, infatti, incide in modo differente tra le varie regioni. In alcuni territori la diminuzione degli studenti è più marcata, mentre in altri le variazioni risultano meno significative. Di conseguenza, anche la distribuzione del personale ATA viene rimodulata tenendo conto delle diverse situazioni regionali.
Un quadro tra stabilità, tagli e riorganizzazione
Nel complesso, il decreto sugli organici 2026/2027 restituisce un quadro articolato.
Da un lato, i posti comuni dei docenti restano sostanzialmente stabili. Dall’altro, però, si registra una riduzione dei posti di potenziamento e un incremento quasi nullo dei posti di sostegno in organico di diritto.
A questo si aggiunge il nuovo intervento sugli organici ATA, con il taglio di oltre duemila posti di collaboratore scolastico.
Il sistema scolastico si trova quindi davanti a una fase complessa: mantenere l’equilibrio degli organici, gestire gli effetti del calo demografico, accompagnare la riforma degli istituti tecnici e garantire al tempo stesso qualità didattica, inclusione e continuità dei servizi.
Per molte scuole, soprattutto nei territori più fragili, la vera sfida sarà capire se le risorse assegnate saranno sufficienti a rispondere ai bisogni reali degli studenti e delle comunità scolastiche.



