
Docenti di sostegno, i percorsi Indire sono paragonabili ai TFA? Per Pittoni (Lega) programmi sovrapponibili e didattica online pienamente valida
Nel dibattito sulla formazione dei docenti, soprattutto in ambito sostegno, il confronto tra didattica in presenza e formazione online continua a dividere opinione pubblica e addetti ai lavori. È opinione diffusa che l’insegnamento “faccia a faccia” mantenga un valore formativo superiore, grazie alla relazione diretta tra docente e discente, fatta anche di linguaggi non verbali, empatia e osservazione immediata. L’esperienza della didattica a distanza, diffusasi in modo massiccio durante l’emergenza pandemica, ha però dimostrato una notevole evoluzione, sostenuta da piattaforme digitali sempre più avanzate, capaci di garantire interazione e continuità didattica.
Secondo una parte del mondo scolastico e politico, oggi la formazione online può essere considerata, a tutti gli effetti, equivalente a quella in presenza. Tra i sostenitori di questa posizione c’è Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, già presidente della Commissione Cultura del Senato.
Nei giorni scorsi, Pittoni era intervenuto criticando le posizioni di chi ha messo in discussione i corsi Indire per la specializzazione sul sostegno, destinati ai docenti con almeno tre anni di servizio specifico negli ultimi cinque anni, svolto nelle scuole statali o paritarie, oppure a chi ha conseguito un titolo estero oggetto di contenzioso con l’amministrazione italiana.
Le principali obiezioni mosse a questi percorsi riguardano l’assenza di selezioni iniziali, una durata ridotta rispetto ai TFA tradizionali, la mancanza di tirocini e laboratori strutturati e l’erogazione non esclusivamente in presenza da parte delle università accreditate. Critiche che, secondo Pittoni, non tengono conto della finalità dell’intervento normativo: evitare che sacrifici ritenuti non indispensabili continuino a ripetersi per le nuove generazioni di docenti solo perché subiti in passato.
Il responsabile istruzione della Lega è tornato sull’argomento rispondendo in modo diretto a chi, a suo avviso, tenta di screditare i percorsi Indire pensati per insegnanti già con una solida esperienza nel sostegno o con un percorso formativo estero alle spalle.
Per Pittoni, la modalità online non rappresenta affatto un punto debole: le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione sono ormai parte integrante della didattica e della formazione docente. Del resto, osserva, se si mettesse in discussione la validità della formazione a distanza, bisognerebbe rimettere in discussione anche i titoli TFA conseguiti durante il periodo pandemico.
Sul piano dei contenuti, Pittoni sottolinea come i corsi Indire ricalchino quelli del TFA: stesso numero di crediti teorici (36), medesime aree disciplinari – dalla Pedagogia Speciale alla Psicologia dello Sviluppo, fino alla Legislazione scolastica – e una formazione che include laboratori, progettazione del PEI, didattica inclusiva e strumenti per l’osservazione educativa.
La conclusione è netta: secondo Pittoni, il titolo di specializzazione ottenuto tramite i corsi Indire possiede il medesimo valore giuridico di quello conseguito attraverso gli altri percorsi di specializzazione riconosciuti dal sistema educativo nazionale.



