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Concorso docenti ordinario: dove è finito?

Concorso docenti ordinario: dove è finito?

Circa un anno fa furono pubblicati due bandi di concorso che avrebbero potuto assicurare alla scuola italiana 33.000 docenti per la scuola secondaria e più di 12mila per scuola di infanzia e primaria. Si trattava del Decreto n. 498 del 21 aprile 2020 e del Decreto Ministeriale n. 201 del 20 aprile 2020.

Un percorso, quello della pubblicazione dei bandi di concorso, accompagnato da numerose problematiche. Diversi punti di vista che hanno trovato una sintesi nel DL 126/2019, convertito con modifiche nella legge 159 del 20 dicembre 2019.

Un percorso del quale si era iniziato a parlare con il DL 59/2017, quindi tre anni.

Un percorso che nel frattempo non ha previsto nessun canale di abilitazione per i docenti (l’ultimo TFA con selezione in ingresso risale al 2014, l’ultimo PAS per docenti con servizio al 2013). L’ultimo concorso ordinario aperto ai laureati è del 2012.

Domande concorsi ordinari entro il 31 luglio 2020

Le domande per i concorsi ordinari sono state presentate entro il 31 luglio. Da allora gli aspiranti non hanno ricevuto nessuna comunicazione ufficiale. L’emergenza sanitaria ha interrotto lo svolgimento delle prove in presenza, che potranno riprendere però dal 3 maggio.

Il decreto Brunetta e il PNRR

Nel frattempo ci troviamo di fronte ad una situazione modificata, ad idee diverse anche sul reclutamento degli insegnanti.

Ma la formula aperta del PNRR (percorso da delineare nel 2021 e completare entro il 2022), da affidare nuovamente al Parlamento e il decreto Brunetta che prevede il superamento della formula dei concorsi con la preselettiva non lasciano dormire sonni tranquilli.

E’ come se si fosse piombati in uno stallo dal quale non si sa cosa aspettarsi: come coniugare infatti, entro settembre 2021, le esigenze dei docenti con servizio, con le aspirazioni dei laureati (molti dei quali entrano pian piano nel sistema supplenze, alimentando all’infinito il processo)?

Le parole del Ministro Bianchi

“Stiamo lavorando al Ministero, confrontandoci anche con sindacati e forze politiche. Il tema del precariato non nasce con la pandemia, ma si è acuito negli anni. Dobbiamo tenere insieme la necessità di dare risposte al precariato con quella di creare un percorso finalmente stabile, innovativo e virtuoso di accesso all’insegnamento”.

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