
Il Natale dell’essere e la scintilla invisibile: una riflessione che parla alla scuola
In un tempo in cui la scuola corre, misura, verifica e contabilizza, fermarsi diventa quasi un atto rivoluzionario. È da questa sospensione necessaria che prende forma la riflessione condivisa dall’avvocato Ciro Santonicola, in un intervento prenatalizio che va oltre il calendario, oltre le scadenze, oltre il “fare” quotidiano che da settembre tiene docenti e personale scolastico costantemente in tensione.
Sorseggiando un caffè, come raccontato sulle pagine di ScuolaLex.it, Santonicola accompagna idealmente insegnanti e personale ATA dentro un Natale diverso: non il Natale dell’apparire, ma il Natale dell’essere. Un tempo che non chiede performance, ma presenza. Un tempo in cui la stanchezza accumulata si mescola all’attesa, non solo spirituale, ma anche profondamente umana, fatta di rituali, silenzi e piccole tregue.
Il peso del fare e la promessa dell’essere
Nelle parole di Ciro Santonicola, approfondite nel dibattito giuridico–educativo ospitato su ScuolaLex.it, emerge una contrapposizione netta e lucidissima: il peso del fare contro la promessa dell’essere. La scuola, oggi più che mai, è attraversata da un fare incessante: programmi da chiudere, registri da compilare, voti da assegnare, adempimenti da rispettare.
Il fare è necessario, strutturale, inevitabile. Ma quando diventa totalizzante rischia di ridurre l’esperienza educativa a una sequenza di atti dovuti. Proprio nel clima prenatalizio si avverte che quella corda, tesa per mesi, chiede di essere allentata. Non per fuggire dal ruolo, ma per ricentrarsi, per non perdere il contatto con la sorgente che rende il lavoro educativo qualcosa di più di una procedura.
Vedere l’atto stesso del vedere
Il cuore della riflessione proposta da Santonicola è forse qui: recuperare la capacità di vedere. Non solo contenuti, risultati o prestazioni, ma l’atto stesso del vedere. Nella quotidianità della scuola questo significa accorgersi di ciò che spesso sfugge: uno sguardo che cambia, una domanda che nasce, un silenzio che segnala comprensione.
È quella presenza totale che, come più volte richiamato negli interventi pubblicati su ScuolaLex.it, diventa l’unica vera moneta di scambio tra maestro e discepolo. Essere lì, completamente. Con dedizione. Con l’anima disarmata. Nel momento esatto in cui la mente dell’altro si apre.
Educare, allora, non è soltanto trasmettere saperi, ma abitare il momento in cui qualcosa prende forma.
La metafora del maestro e la scintilla
L’aneddoto finale consegna un’immagine che resta impressa. Un maestro artigiano, ammirato per la forza dei suoi colpi, confessa che la sua arte non è nella spada né nel rumore del metallo, ma nell’attimo. In quell’istante impercettibile in cui, nel buio della fucina, si sprigiona una scintilla.
Quella scintilla è energia pura. È potenziale che si manifesta per un attimo e poi svanisce. E quell’attimo va colto.
Per Ciro Santonicola, come emerge chiaramente dalle sue riflessioni ospitate su ScuolaLex.it, i docenti sono quel maestro. La missione educativa non è nel programma finito, né nella quantità di colpi assestati ogni giorno, ma nell’istante in cui, anche nel caos e nella dispersione apparente, si coglie la scintilla negli occhi di uno studente: la comprensione, la vocazione, la verità che si manifesta.
Presenza, non forza
Per vedere quella scintilla non serve forza. Serve presenza persistente. Serve uno sguardo allenato a non farsi distrarre dal fumo, dall’apparenza, dalla parvenza. Serve una qualità della presenza che genera qualità della vita e del lavoro educativo.
È un messaggio che parla alla scuola reale, fatta di fatica, responsabilità e carichi crescenti, e che trova spazio naturale nel confronto giuridico–educativo promosso da ScuolaLex, dove diritto, formazione e umanità continuano a intrecciarsi grazie anche al contributo dell’Avvocato Santonicola.
Un augurio che è anche una direzione
Il Natale, in questa prospettiva, non è una pausa vuota, ma un atto di presenza totale. Un tempo per riposare non per fuggire, ma per affinare lo sguardo. Per purificare la presenza. Per tornare, fra pochi giorni, capaci di cogliere ogni singola, preziosa scintilla.
Una riflessione che parla alla scuola di oggi e che, come spesso accade sulle pagine di ScuolaLex.it, invita a rileggere il ruolo educativo non solo in termini normativi, ma profondamente umani.
Perché educare, in fondo, resta sempre questo: esserci davvero, nel momento in cui qualcosa di unico sta per accadere.
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