
Cronache di vita: storie di docenti precari
Il problema del caro affitti non risparmia una delle categorie professionali più fragili in Italia: gli insegnanti precari, che sono costretti a trasferirsi lontano da casa per poter insegnare. Nonostante le rassicurazioni e le promesse di valorizzazione della scuola da parte del Ministero dell’Istruzione, la realtà quotidiana per migliaia di docenti del Sud è ben diversa.
Il costo della vita elevato, specialmente nelle città del Centro-Nord dove si concentrano le opportunità di lavoro, sta mettendo in ginocchio una categoria già penalizzata da contratti a tempo determinato e da stipendi che non riescono a coprire le spese. La necessità di spostarsi non è più una libera scelta professionale, ma una vera e propria migrazione economica che porta con sé enormi sacrifici e rischia di compromettere il sistema scolasti
La testimonianza di Stefania: “O si fa così, oppure non si lavora”
Stefania, docente di sostegno originaria della Calabria e trasferita in provincia di Monza e Brianza, ha raccontato a Orizzonte Scuola la sua esperienza di vita, descritta come una lotta quotidiana per la sopravvivenza.
La scelta non è una scelta
Accettare l’incarico al Nord, per lei e per molti altri colleghi del Sud, non è una scelta, ma una costrizione. “O si fa così, oppure non si lavora”, afferma con amarezza, spiegando di aver preferito questa vita per poter svolgere la sua professione.
Con un contratto a tempo determinato e non a orario pieno, Stefania paga 700 euro di affitto al mese per un monolocale di 40 metri quadrati. Una cifra che pesa enormemente sul suo stipendio, tanto da farle definire la sua qualità della vita come “difficile” e, di fatto, come una mera sopravvivenza. Le rinunce quotidiane riguardano tutto ciò che non è strettamente necessario.
Nonostante la passione per l’insegnamento, l’incertezza economica ha un impatto negativo anche sul suo benessere emotivo e sul lavoro in classe. Sebbene gli insegnanti si sforzino di non mostrare la propria situazione agli alunni, la lontananza da casa e la mancanza degli affetti si fanno sentire.
Nonostante i sacrifici fatti per ottenere le abilitazioni, Stefania si è data un termine: “Posso fare questa vita per altri due anni”. Dopo questo periodo, se la situazione non dovesse migliorare, sarà costretta a cercare un altro tipo di lavoro, abbandonando il suo sogno professionale, come già fatto da alcuni colleghi.
Questa situazione mette in luce la profonda contraddizione tra le promesse di valorizzazione del ruolo dei docenti e le reali condizioni in cui vivono e lavorano migliaia di professionisti.



