
Alla disperata ricerca di docenti per le cdc A040, A041 e A042
Può sembrare un paradosso ma è proprio così! Nelle scuole italiane oltre a scarseggiare i docenti di matematica e fisica, risultano sempre più introvabili i docenti delle classi di concorso A040, A041, e A042, ovvero Scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche, Scienze e Tecnologie Informatiche, Scienze e tecnologie Meccaniche. Gps esaurite, graduatorie di istituto esaurite, degli istituti viniciori pure, e nessuna Mad idonea. Ecco che si ricorre all’interpello, quasi sempre a livello nazionale, per cercare i supplenti.
“Gli ingegneri elettrici scarseggiano in Italia, per fortuna per noi siamo pochi e molto meno di quelli che il mercato cerca“, spiega alla nostra redazione un ingegnere elettrico.
“Per questo motivo la scuola (a partire dal MIUR) – suggerisce – dovrebbe comprendere che non può paragonare l’offerta di un posto di lavoro ad un ingegnere elettrico con un laureato in scienze umane, uno psicologo, uno in giurisprudenza o tante altre figure che in Italia abbondano e a volte non trovando altri lavori si buttano nella scuola come estrema ratio anche senza vocazione“.
“Un ingegnere elettrico (mettiamo il caso avesse vocazione per l’insegnamento) – spiega ancora – avendo una mente ingegneristica, con tanti studi scientifici ed economici guarderebbe i due piatti della bilancia, questo ci insegnano e questo insegneremmo agli alunni“.
E non basta: “Da un lato il lavoro privato, grande o media azienda, contratto indeterminato dal primo giorno di lavoro, 13 o 14 mensilità, prima busta paga 1.600 per arrivare in pochi anni a 2.500 e a fine carriere anche 4.000, potersi fare una famiglia da subito, poter ottenere un mutuo per la casa, poter fare vacanza.
Dall’altra parte cosa offre la scuola, precariato per almeno 10 anni, luglio e agosto in disoccupazione NASPI, la sede di lavoro che cambia ogni anno, stipendio base 1.500 per 10 mensilità (esclusa l’estate che si viene licenziati come cani, addio pensione futura), stipendio fine carriera 2.000 euro, difficoltà nel farsi una famiglia, difficoltà nel poter ottenere un mutuo, vacanze con la famiglia precarie“, sottolinea.
“A fine carriera lavorativa mancano sul piatto della scuola almeno 800.000 (ottocentomila) euro di stipendio persi, una pensione da fame dovuta alla precarietà, una abilitazione all’insegnamento che non si sa quando potrebbe mai arrivare, un riconoscimento che tolti i ringraziamenti degli alunni non resta nulla, una vita che tarda a partire per la precarietà, perché dopo 36 mesi si viene ancora licenziati invece di essere assunti come richiederebbe la direttiva europea.
Che dire quindi, che purtroppo per la scuola italiana, certi docenti non ci saranno più e tantissimi complimenti e ringraziamenti a quegli ingegneri che nonostante tutto questo, digeriscono il boccone amaro e danno la loro vita per il futuro dei giovani e della nostra società“, conclude.
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