
Maturità 2026, inclusività al centro: tutte le misure per disabilità, DSA e BES
L’Esame di Stato 2025/2026 si conferma sempre più orientato verso un modello inclusivo. La nuova ordinanza ministeriale dedica infatti ampio spazio alla definizione delle modalità di svolgimento delle prove per gli studenti con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e con altri bisogni educativi speciali (BES).
L’obiettivo è chiaro: garantire a ogni candidato pari opportunità di successo, valorizzando il percorso scolastico individuale e permettendo a ciascuno di esprimere al meglio le proprie competenze, nel rispetto del diritto allo studio.
Disabilità, il PEI guida tutto il percorso d’esame
Per gli studenti con disabilità, il documento centrale resta il Piano Educativo Individualizzato (PEI), che rappresenta la bussola per l’intera organizzazione dell’esame.
È il consiglio di classe a stabilire, sulla base del PEI, se le prove d’esame debbano essere:
- equipollenti, quindi valide ai fini del conseguimento del diploma;
- non equipollenti, con conseguente rilascio di un attestato di credito formativo.
La commissione d’esame, partendo da queste indicazioni, può predisporre prove personalizzate, prevedendo:
- tempi più lunghi per lo svolgimento;
- l’assistenza del docente di sostegno;
- la presenza di esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico.
Grande attenzione è riservata anche all’accessibilità dei materiali: il Ministero assicura l’invio delle prove in formato Braille per i candidati non vedenti, oltre a versioni audio o testuali semplificate per chi non conosce il Braille e strumenti specifici per gli studenti ipovedenti.
Un punto fondamentale riguarda il titolo finale: in caso di prove equipollenti, il diploma di maturità è identico a quello degli altri studenti, senza alcun riferimento alle modalità personalizzate. Diversamente, nei percorsi non equipollenti o in caso di mancata partecipazione a tutte le prove, viene rilasciato un attestato.
DSA, strumenti compensativi e prove adattate
Per gli studenti con DSA, l’esame si svolge nel rispetto del Piano Didattico Personalizzato (PDP), che definisce le misure già adottate durante l’anno.
L’ordinanza conferma una serie di strumenti fondamentali:
- utilizzo di strumenti compensativi (calcolatrici, sintesi vocale, mappe concettuali, file audio);
- tempi aggiuntivi per le prove scritte;
- possibilità che un commissario legga i testi per facilitare la comprensione.
Particolare attenzione è dedicata alle lingue straniere:
- in presenza di specifiche difficoltà documentate, è possibile sostituire la prova scritta con una prova orale;
- nei casi di esonero totale dall’insegnamento della lingua, lo studente non consegue il diploma ma un attestato di credito formativo.
Anche per i candidati con DSA vale una regola fondamentale: il diploma finale non riporta alcuna indicazione sugli strumenti utilizzati, tutelando così la dignità e la privacy dello studente.
BES, continuità con il percorso scolastico
Per gli studenti con altri bisogni educativi speciali (BES), individuati formalmente dal consiglio di classe, l’ordinanza non prevede misure dispensative, ma garantisce la continuità didattica.
È infatti consentito l’utilizzo degli strumenti compensativi già impiegati durante l’anno scolastico, purché non compromettano la validità delle prove.
In caso di esito positivo, questi studenti conseguono regolarmente il diploma di maturità, senza alcuna differenza rispetto agli altri candidati.
Valutazione personalizzata e tutela della privacy
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la valutazione. Le commissioni d’esame sono chiamate ad adattare le griglie ministeriali ai percorsi personalizzati, tenendo conto delle specificità indicate nei PEI e nei PDP.
Sul fronte della privacy, l’ordinanza introduce una tutela significativa: eventuali riferimenti a prove differenziate o non equipollenti non devono comparire nei tabelloni pubblici, ma esclusivamente nella documentazione riservata.
Una maturità sempre più equa
La Maturità 2026 segna un ulteriore passo verso una scuola più inclusiva e attenta alle differenze. Non si tratta solo di misure tecniche, ma di un cambio di prospettiva: l’esame finale diventa uno strumento per valorizzare i percorsi individuali, riconoscendo che l’equità non significa uniformità, ma capacità di adattarsi ai bisogni di ciascuno.



